Pace e bene a tutti voi, da Gerusalemme!
Se oggi ci
troviamo qui a Gerusalemme, lo dobbiamo unicamente al nostro Padre fondatore
San Francesco.
San Francesco
ha tanto amato Gerusalemme, come i nostri bambini amano San Francesco.
La figura di
San Francesco è anche di un santo gioioso .
Francesco
rappresenta un punto di rottura col modello tradizionale del santo, e
perfino del devoto.
Egli è un
uomo,e quindi un santo, gioioso, che raccomanda la gioia ai compagni, che
ama la povertà, mai disgiunta dalla letizia.
Francesco è
ben lontano da quei volti tristi e seri, è un frate che ama il sorriso.
L'allegria di
Francesco fa parte del suo temperamento, della sua vitalità e anche della
sua spiritualità. E si manifesta in una grande libertà mentale che gli fa
rifiutare una morte edificante. Francesco è colui che, già considerato
santo, prima di morire, chiede all'amica Giacoma dei Settesoli di portargli
da Roma non solo «ceri e panno grezzo color cenere per cucire la tonaca da
morto», ma anche quei dolcetti che amava tanto: «i mostaccioli, a base di
mandorle, farina e miele».
E’ con questa
gioia nel cuore che i nostri Bambini senza confini hanno imparato ad amare
San Francesco e a guardare a lui come modello di riferimento, per divenire
piccoli operatori di pace.
Il progetto di
Bambini senza confini, nasce con l’idea e il sogno di donare “in perfetta
letizia” un futuro migliore ai nostri piccoli.
I nostri
bambini in Terra Santa, sono i protagonisti inconsapevoli, che vivono nel
cuore del conflitto mediorientale.
La città di
Gerusalemme è separata dalle città palestinesi, dalla costruzione del muro
che sta pesantemente dividendo famiglie, separando abitazioni dalle scuole,
dagli ospedali, dalla parrocchia.
La situazione
economica è molto grave. L’incessante disoccupazione sta aumentando la
povertà nelle famiglie. I bambini, sono i primi a risentire di un disagio
psicologico nella crescita per il clima di tensione e di paura che si
percepisce. Ci troviamo a far fronte ad una nuova emergenza quella della
droga nel vecchio quartiere della città. Preoccupante, secondo gli ultimi
rilevamenti l’età di chi fa uso di sostanze stupefacenti, si è abbassato
alla soglia dei ragazzi di 14-15 anni. A tutto ciò bisogna aggiungere la
particolarità differente di cui è formata la popolazione: israeliani,
palestinesi, che a loro volta appartengono a diverse religioni, e che
cercano di convivere e coesistere nonostante le differenze.
Per questo
Gerusalemme viene definita “L’ombelico del mondo”, ma è anche per questo che
tutti ci dobbiamo impegnare a far diventare Gerusalemme “La città di Dio” ,
anche attraverso piccoli segni.
I Bambini
senza confini, vogliono esprimere attraverso il gioco, lo sport, ciò che San
Francesco ha lasciato in eredità in questa terra: La perfetta letizia per
essere piccoli strumenti di pace.
Con questa
gioia nel cuore, e con il desiderio di abbattere ogni blocco di cemento che
voglia indurire il cuore, quest’anno per la prima volta, si è svolto a
Gerusalemme il torneo di calcio “Coppa San Francesco 2007” .
Più di cento
bambini hanno disputato diverse partite, alle quali si sono preparati con
impegno guidati dai loro allenatori ed educatori.
L’ attesa del
torneo è stata vissuta da tutti noi con profonda trepidazione, poiché dopo
un anno che è partito il progetto di Bambini senza confini , questa è stata
la prima manifestazione pubblica.
La
manifestazione, si è svolta a Beit Hanina, una frazione della Parrocchia,
che presto si trasformerà nell’unico centro di Gerusalemme est, per
l’aggregazione giovanile dedicato a Giovanni Paolo II, grazie al generoso
contributo di diversi enti italiani, che stanno ricostruendo campi e
attrezzature sportive, sempre in linea con i progetti educativi rivolti
all’area giovanile della comunità.
Questo primo
Torneo di calcio “San Francesco” che la Parrocchia ha organizzato, ha avuto
la forza di coinvolgere tutti, seguendo lo spirito francescano, abbiamo
realizzato un vero ed autentico percorso sportivo ecumenico vedendo la
partecipazione dei bambini delle comunità ortodosse, armene, israeliani, e
musulmani, nel pieno rispetto di quelle che sono le linee guide del pensiero
del progetto educare alla pace anche attraverso il linguaggio del gioco e
del dialogo.
Il campionato
è iniziato in un ambiente competitivo e di sano sport che ha visto
protagonisti tanti giovani atleti, che in campo hanno dato il massimo, e
sicuramente non hanno risparmiato energie per rendere vivo lo spettacolo a
tutti i tifosi spettatori.
Queste
iniziative servono a sottolineare l’importanza dello sport come impatto
umanitario di un nuovo linguaggio di pace, e di poter così intensificare la
rete di comunicazione tra i bambini e i giovani di Gerusalemme, per aiutarli
a crescere in un clima in cui i valori morali di condivisione alla pace
sono alla base per fondare la nuova generazione, anche attraverso l’etica e
la competizione sportiva, e poter crescere anche con la speranza di
diventare perché no, atleti professionisti.
Prima di
iniziare le finali, si sono disputate numerose partite, sotto la
supervisione della Commissione in materia di campionato.
Le squadre
partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo gruppo: la squadra
della città vecchia, la squadra della scuola Terra Santa di Ramla e bambini
senza frontiere e la squadra di Beit Hanina.
Il secondo
gruppo, la Scuola del Patriarcato , la squadra di S. Dimitri team .
Le partite si
sono disputate con entusiasmo, ma soprattutto e con la fibrillazione
tipica di chi vuol vincere con determinazione..
Nel primo
gruppo la squadra della Terra Santa di Ramla si è qualificato primo,e
secondo la squadra dei bambini senza confini della città vecchia
La finale è
stata disputata tra due scuole quella di Terra Santa di Ramla e la squadra
della scuola dei Freres.
Il gioco è
stato avvincente e abbiamo assistito ad una bella sfida calcistica fra le
due squadre e sul finire del secondo tempo, negli ultimi istanti è arrivato
il gol vincente per la squadra della scuola dei Freres, fissando il
risultato di tre a due e vincendo il Primo Torneo Coppa San Francesco 2007.
Al termine
della manifestazione, alla presenza delle autorità locali, abbiamo premiato
tutti i partecipanti e consegnando solennemente il Primo Trofeo San
Francesco alla squadra vincitrice della Scuola dei Freres allenata dal
professor Maurice Rock, della comunità ortodossa.
L’esperienza
positiva di questo torneo, è stata sorprendente: perché hanno partecipato e
collaborato veramente in tanti creando una cordata di tante persone che sono
attivamente coinvolte in Terra Santa e anche all’estero per sensibilizzare
il dialogo e promuovere incessantemente testimoniando con la loro presenza
che la pace passa anche attraverso i piccoli e i grandi gesti di uomini e
donne. Segni nuovi, per un epoca che cambia, che ci rende direttamente
coinvolti e che daranno un nuovo slancio e nuovo dribbling al cammino di
pace, poiché è solo custodendo e coltivando il pensiero di pace che
possiamo promuovere che la Pace è possibile anche di fronte all’impossibile.
E’ e deve essere sentito da tutti un bene per l’umanità intera.
Pace e bene!
Fr. Ibrahim
Faltas ofm
Parroco di
Gerusalemme