MERCOLEDI
SANTO: “ABBI PIETA’ DI ME”
MERCOLEDI 19 MARZO 2008
CELEBRAZIONE COMUNITARIA DELLE CONFESSIONI
AL
SANTO SEPOLCRO
L’imminenza della Pasqua ci invita a riflettere sul cammino
percorso. La Quaresima e Pasqua non sono semplicemente uno
spettacolo, al quale basti assistere passivamente, ovvero
con qualche spirituale interesse, ma senza che le nostre
coscienze, anzi le nostre anime vi siano coinvolte. La
partecipazione personale, soprattutto, e comunitaria al
mistero attuale della Redenzione è il punto d’arrivo della
pedagogia quaresimale; ed anche se questa, pur troppo, fosse
mancata, o fosse rimasta inefficace, rimane come logica
esigenza della nostra referenza a Cristo, e come
prescrizione canonica sempre vivissimamente reclamata dalla
Chiesa rimane l’obbligo di «fare la Pasqua».
La
Penitenza, la confessione; sacramento che ci deve essere
estremamente caro. Perché ne abbiamo bisogno. Perché ci
umilia e poi ci rende beati. Perché ci fa rientrare in noi
stessi (ricordiamo il figliol prodigo della parabola
evangelica: «ritornato in se stesso») (Luc. 15, 17) e
rimette la coscienza nella giusta prospettiva con dinamica
chiarezza. Perché ci fa usufruire, fino all’esperienza
interiore, la misericordia, la bontà, l’amore di Dio. Perché
ci restituisce la pace, la speranza del bene, la dignità
battesimale. Perché ci restituisce alla comunione con la
Chiesa. Perché è, insomma, la nostra Pasqua di risurrezione.
Perciò fare la Pasqua, innanzi tutto, vuol dire per noi
confessarsi bene per assidersi poi, senza rimorsi
sacrileghi, alla mensa del Signore, all’Eucaristia (1 Cor.
11, 27-28).
I fedeli della Parrocchia Latina di Gerusalemme, si sono
dati appuntamento, davanti alla chiesa San Salvatore e in
processione si sono recati alla Basilica del Santo Sepolcro,
per celebrare le confessioni comunitarie.
Guidati dal loro parroco, Padre Ibrahim Faltas, con
solennità processionale, sono arrivati all’interno della
basilica, nella Cappella dei Francescani la Cappella del
Santissimo Sacramento ,e dopo aver venerato la colonna della
flagellazione, la liturgia della parola ha aiutato i fedeli
all’esame di coscienza, mentre i giovani intervallavano le
riflessioni, inserendo dei canti di meditazione.
E’ stato un pomeriggio di profonda preghiera e di abbandono
nelle mani del Padre, per chiedere e sentirsi rinnovati
dalla gioia del perdono.