14 settembre 2007

 

Venerdi 14 settembre i fedeli della comunità parrocchiale di San Salvatore, guidata dal Parroco Padre Ibrahim e padre Zaher vice parroco, hanno calorosamente animato  una processione con i flambeuaux, che da San Salvatore, si è snodata lungo le antiche vie della città di Gerusalemme,andando oltre la cinta  muraria sino a San Peter in Gallicantu, per rivivere nella preghiera la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Il clima di preghiera è stato aiutato anche dalla serata, che con le luci delle fiaccole accese, creava un atmosfera veramente suggestiva.

 Raccolti nella chiesa di San Peter in Gallicantu, da dove all’esterno tutti hanno ammirato la bellezza magica della sera che avvolge i monti che cingono  Gerusalemme, la preghiera e la meditazione si è fatta intensa grazie alle riflessioni e alla celebrazione liturgica preparata dal vice parroco Zaher.

 Il gruppo dei giovani parrocchiani del gruppo Raja, hanno arricchito l’intenso  momento di preghiera con tanti canti che hanno coinvolto tutti.

 Il Parroco Padre Ibrahim ha guidato spiritualmente la propria comunità a comprendere in luogo dove si trovavano: Chiesa di San Pietro in Gallicantu domina il pendio orientale del Monte Sion. L’attuale costruzione sorge su una chiesa bizantina, di cui ci rimangono frammenti di mosaici.Questa località  è venerata da alcuni Cristiani come la casa del sommo sacerdote Caifas, in cui Gesù venne portato dopo il suo arresto e dove Pietro lo rinnegò. È probabile però che la casa del sacerdote si trovasse in un'altra posizione sulla sommità della collina.

 La chiesa ospita, nella cripta, interessanti strutture scavate nella roccia  e vicino alla chiesa è stata scoperta una scalinata risalente all'epoca romana che conduceva dalla città alla Valle del Cedron.
Il nome della chiesa ricorda la viltà di Pietro quando Gesù venne arrestato: <<In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte>> (Matteo,26,34-26,69-75).

La festa in onore della Croce venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della “Crucem” sul Golgota, e quella dell'"Anàstasis", cioè della Risurrezione. La dedicazione avvenne il 13 dicembre. Col termine di "esaltazione", che traduce il greco hypsòsis, la festa passò anche in Occidente, e a partire dal secolo VII, essa voleva commemorare il recupero della preziosa reliquia fatto dall'imperatore Eraclio nel 628. Della Croce trafugata quattordici anni prima dal re persiano Cosroe Parviz, durante la conquista della Città santa, si persero definitivamente le tracce nel 1187, quando venne tolta al vescovo di Betlemme che l'aveva portata nella battaglia di Hattin.

La celebrazione odierna assume un significato ben più alto del leggendario ritrovamento da parte della pia madre dell'imperatore Costantino, Elena. La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l'antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione.

 La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di "Cristo crocifisso". Il cristiano, accettando questa verità, "è crocifisso con Cristo", cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del "patibulum" (il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle spalle fino al luogo del supplizio dov'era conficcato stabilmente il palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla via che conduceva al Golgota. Le sofferenze che riproducono nel corpo mistico della Chiesa lo stato di morte di Cristo, sono un contributo alla redenzione degli uomini, e assicurano la partecipazione alla gloria del Risorto.

First Communion Retreat at Jericho